Personaggi illustri

Una lista di personaggi legati alla storia di Copertino (nell'immagine lo stemma della casata Chiaromonte)

Descrizione

Adriano Preite

Periodo: XVIII sec.
Figlio di Giuseppe e Grazia Fanale nacque a Copertino il 18 ottobre 1724. Sposato con Maria Schiavella ebbe un figlio, Gabriele, e la gioia di cinque nipoti: Isacco, Angelina, Achille, Beatrice e Giuseppe. Morì, il 23 marzo 1804 nella propria casa in contrada S. Vito. Architetto - costruttore lavorò in molti luoghi della provincia con una speciale predilezione per la zona jonica Gallipoli - Nardò - Copertino - Avetrana. Per la prima volta lo troviamo a Gallipoli dove nel 1747 ricostruisce l'atrio scoperto del seminario mentre per il Capitolo locale, insieme al fratello Tommaso ricostruisce due palazzetti. Nel 1747 è a Galatone dove ricostruisce le case di Domenico Prastaro. Torna più volte a Gallipoli dove lo si incontra fino al 1780 avendo già realizzato diverse residenze urbane come lo splendido palazzo Doxi e, probabilmente anche il palazzo Romito nel quale è evidente la lezione di Emanuele Manieri e Felice De Palma. Esteso, ma non sempre documentale è il suo impegno nel campo dell'edilizia rurale; suo è l'edificio denominato "masseria Pàcciana" dal possente prospetto tripartito. Dopo il terremoto del 1743 Adriano Preite è a Nardò dove ritorna in più occasioni per costruire edifici privati e dove ricostruirà la guglia dell'Immacolata nella pubblica piazza. Nell'entroterra salentino realizzò diverse residenze tra cui la famosa Villa Taverna. Probabilmente completò la Parrocchiale di Diso dopo che un incidente di cantiere avvenuto nel 1768 era morto Salvatore, suo congiunto. L'anno dopo si recò a Galatone per ricostruire il chiostro del convento dei Domenicani e, qualche anno dopo, per lo stesso ordine lavorò a Nardò. Nel 1781, completerà la Matrice di Tricase su disegni del De Palma. Dal 1783 cominciò la ricostruzione della Parrocchiale di Soleto e nel 1790 quella di Sternatia innalzandovi il campanile. Uno degli ultimi impegni dovette essere l'Ospizio dei pellegrini di Galatone che costruì nel 1797. A Copertino Adriano Preite realizzò il santuario di San Giuseppe da Copertino (1754-58) a pianta centrale con la facciata concava. A Galatina fu presente nel 1766 e per circa un ventennio dove tra l'altro costruì il palazzo Colafilippi. Fu anche a Francavilla per la costruzione di palazzo Bottoni e a Oria per quello dei Carissimo dove, forse, incontrò l'architetto martanese Pasquale Margoleo. Adriano fu uno del clan dei Preite che si distinse maggiormente. Difatti, ai primi del '700 erano già attivi Ortensio, Lucagiovanni e Oronzo Preite ai quali si devono diverse costruzioni del centro storico di Copertino.

Alfonso Castriota

Periodo: XV-XVI sec.
Nato in un anno imprecisato che si potrebbe fissare intorno al 1480, di stirpe albanese trasferita a Napoli, Alfonso era figlio di Vrana che in segno di palese fedeltà ai sovrani aveva imposto ai tre figli maschi i nomi di Alfonso, Ferrante e Giovanni. Ebbero la cittadinanza napoletana nell'agosto del 1514. La loro arma fu rappresentata da un'aquila bicipite nera su fondo rosso. Alfonso trascorse l'adolescenza tra gli splendori e le miserie dell'ultima età aragonese. Visse la sue storie d'amore con Cassandra Marchese e Giulia de Gaeta. La prima la sposò nel 1499; più tardi si separò per amare Giulia. Da questo rapporto nel 1516 nacque Costantino Castriota. Nel 1513 Alfonso si era assicurato il titolo di marchese di Atripalda, comune tra Napoli e Foggia situato in un punto strategico da cui si controllavano le valli del Sabato e del Calore. Figura autorevole e prestigiosa quella di Alfonso se, come raccontano i cronisti dell'epoca, intorno a lui si ritrovarono uomini illustri dei quali si ritrova traccia soprattutto nell'epistolario tra lui e l'amico Giovanni Antonio Mansella. Il 18 gennaio 1518 sposò Camilla Conzaga: nozze con le quali stabilì un'alleanza con la famiglia padrona di Mantova che pure aveva interessi finanziari nel Regno di Napoli. La sua carriera militare cominciò dopo appena un anno dal matrimonio con Camilla. Nell'ottobre del 1519 infatti fu nominato governatore di Terra d'Otranto con incarico triennale e l'anno dopo gli venne confermato il comando di una truppa di 500 cavalieri. Fu Cavaliere di San Giacomo, titolo tra i più prestigiosi degli ordini cavallereschi della Spagna e che veniva concesso solo ai fedelissimi della corona di Madrid; i possessori di quel titolo, infatti, si impegnavano nella custodia del celebre santuario di S. Giacomo da Compostela in Galizia ed all'assistenza ai pellegrini che numerosissimi annualmente vi si recavano. Nel 1519 gli nasce il primogenito Antonio. Nel corso della sua esistenza Alfonso pensò sempre a consolidare le sue ricchezze e a circondarsi di validi geni dell'architettura militare come il dell'Acaya, l'Alarcon, l'Escrivà e il Menga. Del resto gli aragonesi prima e gli imperiali poi tennero i Castriota come baluardo contro il pericolo turco in terra d'Otranto. Alfonso Castriota fu anche esperto di giurisdizione le cui qualità espresse abilmente nei tribunali partenopei. Trascorse gli ultimi anni della sua via a Napoli in un palazzo ubicato in una zona della città detta Costantinopoli, a pochi passi dal convento di S. Maria della Sapienza dove era andata a rinchiudersi la sua prima moglie Cassandra Marchese, la quale gli sopravviverà. Alfonso fu un brillante, sagace e spregiudicato gentiluomo che si spense di vecchiaia un giorno imprecisato del 1544.

Ambrogio Martinelli

Periodo: XVII sec.
Scultore; notizie su di lui si hanno nel periodo compreso tra il 1616 e il 1684. Non si conosce nulla della sua formazione artistica, per quanto l'iniziale collaborazione con il Chiarello sembra molto probabile. La sua prima opera datata 1652 è l'altare di S. Antonio nella chiesa dei Conventuali di Alessano, nella quale tuttavia è già evidente una notevole capacità tecnica unita ad una originalissima fantasia, specialmente nel trattamento dei capitelli e dei basamenti delle colonne che sono un "segno" delle sue opere successive, tutte quante dominate da un'atteggiamento formale ridondante che mai lascia spazio a vuoti o pause. La seconda opera datata e firmata è il portale della Collegiata di campi Salentina (1658) dove, fra l'altro vi è la prima raffigurazione plastica dell'immagine di S. Oronzo secondo l'iconografia stabilita dal celebre quadro del Coppola, dipinto qualche anno prima per la cattedrale di Lecce. Fu attivo in Monteroni tra il 1658-59 dove realizzò due altari (S. Oronzo e il Crocifisso) per la Parrocchiale. A Surbo lo ritroviamo nel 1661 dove realizzò, firmandolo, l'altare di S. Giuseppe per la chiesa omonima. Tra il 1667-70 nello stesso centro realizzò il sontuoso altare di S. Oronzo nel cappellone della Matrice. Nel frattempo era diventato, più di Placido Buffelli, il massimo diffusore in provincia delle forme del "barocco leccese". Ambrogio Martinelli fu chierico e in quanto a ciò fu protetto e agevolato dalle gerarchie religiose. Nel 1666 per i conventuali di Otranto eseguì ben quattro altari ; quasi contemporaneamente realizzò l'altare maggiore nella chiesa di S. Maria la Greca in Leverano. A Maglie, verso il 1668 si trova nella chiesa di S. Maria della Scala dove esegue l'altare del Rosario e quello della titolare firmandolo. Fu a Nardò dove eseguì l'altare di S. Girolamo nella Cattedrale. Coevo dovrebbe essere il superbo portale della chiesa delle Anime a Soleto. Martinelli dovette operare a Gallipoli, a Taviano e in Copertino. Suo è sicuramente l'altare di S. Giuseppe nel transetto della chiesa dei Domenicani. E probabilmente sua deve essere anche la statua di S. Sebastiano collocata originariamente sulla porta del Malassiso ed ora su una colonna.

Evangelio Profilo

Periodo: XVI-XVII sec.
Costruttore copertinese vissuto tra il 1571 e il 1655. Nacque da Costantino, "mastro fabricatore"; il 1601 convolò a nozze con Laudomia Bono; morì il 31 gennaio 1655 a 84 anni nella sua casa in Copertino nel "vicinato di S. Francesco"; nell'atto di morte è definito "excellens faber". Nel 1600 firmerà la chiesa del convento dei Cappuccini di Scorrano e, sempre per quest'ordine dovette realizzare altri edifici sacri a Galatone e a Galatina. Nel 1625 eseguì la valutazione della chiesa del Crocifisso di Galatone, compiuta da qualche anno, che crollerà nel 1683. Nel 1635 crollò la volta della chiesa dei Domenicani di Copertino che il Profilo aveva in precedenza costruito con Pietro Gattino e Gesualdo Criscente, altri due "mastri". In questo caso sarà lo stesso Profilo che ricostruirà la volta a sue spese. Una fonte ottocentesca gli attribuisce la chiesa a croce greca di S. Maria Mater Domini di Mesagne. Nel 1650 fu chiamato a Galatone dal marchese Pinelli per fare la pianta di un monastero di Clarisse con la relativa chiesa, complesso iniziato lo stesso anno e in buona parte completato nel 1653. Evangelio Profilo fu testimone oculare di un'estasi di S. Giuseppe mentre era presso il convento della Grottella. Da una testimonianza del 1664 dell'arciprete Francesco Maria Bono, infatti, risulta che mentre il Santo parlava con il Profilo intorno alla "luce" dello Spirito Santo spiccò un volo di circa "quattro passi e stette estatico quasi un quarto d'ora".

Evangelista Menga

Periodo: XV-XVI sec.
Le notizie intorno a questo personaggio sono scarse e approssimative. Tuttavia di Evangelista Menga possiamo affermare che fu originario di Francavilla, dove nacque intorno al 1480 e morì presumibilmente lontano dalla sua patria dopo il 1571. La sua permanenza a Copertino è attestata da alcuni documenti notarili. In uno di questi, datato 24 febbraio 1560, rogato da notar Antonio Russo nella chiesa di Casole, Evangelista costituì la dote matrimoniale (600 ducati) di una sua nipote, Porzia Menga (figlia del suo unico figlio Avolio) che sposò Angelo Perruccio di Leverano. All'atto è anche presente la moglie del Menga, Maria Coco, anch'ella di Francavilla. Come pure di Francavilla risulta essere suo nipote Sigismondo che sposò la francavillese Ottavia Calefato da cui nacque Evangelista juonior. A Francavilla, tra l'altro, Evangelista Menga possedeva un terreno. Possessione che si ricava da un altro atto notarile di Antonio Russo del 1567 col quale permuta questo terreno con altro immobile di sua madre Alfonsina. Nella stesura dei capitoli matrimoniali della nipote Porzia, Evangelista è presente. Non lo era, invece, durante quello dei fratelli di Porzia (Laura, Camilla, Sigismondo) in quanto, probabilmente impegnato a fortificare altrove città e dimore castellane. Evangelista Menga, architetto dell'imperatore Carlo V, dovette prestare la sua opera a Mola, a Barletta, a Copertino. Ma Evangelista fu soprattutto a Malta in un periodo particolarmente burrascoso per l'area mediterranea a causa della continua minaccia della flottiglia di Maometto II. Il suo impegno in quest'isola, infatti, è provato dall'inoppugnabile documento ripropostoci dal Bosio nella sua "Istoria della Sacra Religione el Ill.ma Milizia di S. Giovanni Gerosolimitano". Illustrando l'assedio di Malta l'autore riferisce appunto, che il gran Maestro dell'ordine di Cavalieri di Malta assegnò al Menga un vitalizio di trecento scudi "vita sua durante pei lunghi anni di servizio e per essersi tanto segnalato durante l'assedio".

Fra Angelo da Copertino

Periodo: XVII sec.
Pittore dell'ordine dei minori Cappuccini di Terra d'Otranto attivo nel XVII secolo, emerse dall'oscurità nel corso dell'800, quando l'interesse per la storia locale ebbe un eccezionale incremento quantitativo e qualitativo attraverso gli scritti dell'Arditi e del De Giorgi. La sua attività pittorica fu permeata di tutti quegli interessanti fermenti manieristici introdotti da Gianserio Strafella e diffusasi, secondo i canoni controriformistici, da Donato Antonio D'Orlando. Fra Angelo, infatti, seppe sintonizzarsi con l'atmosfera dei Seicento, ricca di implicazioni devozionali, adottando un modo di dipingere che, per i suoi effetti chiaroscurali, per quella predilezione per le tinte scure e per una sottile vena di sensualità che percorre soprattutto certe immagini femminili, si potrebbe agevolmente collegare al filone della grande pittura barocca romana post-caravaggesca. Fra Angelo, al secolo Giacomo Maria Tumolo, nacque a Copertino il 4 marzo 1609 da Bartolo e Lucia Turi. A 19 anni scelse di indossare il saio cappuccino ed entrò nel convento di Rugge, unica sede di noviziato in Terra d'Otranto. Da quel momento si perde di lui ogni traccia biografica. Non accadde così per la sua opera pittorica di cui, invece, si trovano esemplari in molti centri salentini. Da Ruffano a Tricase, da Casarano a Martina Franca, da Copertino a Nardò, da Alessano a Gallipoli, da Melendugno a Galatina, da Lecce a Scorrano a Salve la sua pittura è stata oggetto di efficace propaganda religiosa.

Fra Silvestro Calia

Periodo: XV-XVI sec.
Giovanni Paolo Calia nacque a Copertino il 31 gennaio 1581 da Francesco e Laura Fortino. A 23 anni (il 17 febbraio 1604) si recò presso il convento dei Riformati di Casole e chiese al padre guardiano di entrare a far parte dell'Ordine. La sua richiesta fu esaminata il 25 successivo ed accolto nel convento di Francavilla dove intraprese l'anno di noviziato. Il 26 febbraio 1605 emise i voti, cambiò il nome di battesimo in Silvestro e fu mandato nel convento dei Riformati di S. Maria del Tempio di Lecce. Visse in diversi conventi tra cui in quello di Bari, Lequile, Nardò e infine in quello di Casole a Copertino dove vi rimase fino alla morte che lo colse all'età di 40 anni, il 18 luglio 1621 e dove vi riposarono le spoglie fino agli inizi dell'800. L'esistenza di questo frate fu costellata di episodi che i suoi contemporanei definirono miracolosi. Tanto che all'indomani della sua morte, biografi ed autorevoli esponenti della gerarchia ecclesiastica furono concordi nel sostenere che fra Silvestro morì in concetto di santità. A lui si devono molti prodigi che compiva attraverso l'uso del pane: "Ecco - diceva - questo pane è impastato col sangue dei poveri" e nello spezzarlo sgorgava sangue. A Giuliano, ospite del notabile Pietro Panzera, riappacificò la madre di questi con una sua cugina, facendo ricorso al prodigio del pane. Anche a Castellaneta fra Silvestro operò il prodigio del pane nei pressi della porta di un governatore violento e crudele. Stesso prodigio si verificò nei dintorni di Napoli allorquando fu ospite di un cavaliere amico del feudatorio del posto. Qui fra Silvestro rifiutò categoricamente il pane e quando gli fu chiesto il perchè, rispose che quel pane era pieno del sangue dei poveri. E mentre pronunciava queste parole, strinse in mano un pezzo di pane dal quale colò tanto sangue da riempire il piatto. Al miracolo era presente padre Monti il quale testimoniò di aver raccolto quel sangue a di averne riempito un'ampolla. Una raffigurazione di questo miracolo la si può osservare, sia pure scempiata dai vandali, nella chiesa del convento di Casole. L'affresco, infatti, fu privato del volto di fra Silvestro e solo recentemente è stato ritrovato dai Carabinieri e restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di Bari. Fra Silvestro ebbe anche il dono della profezia in quanto predisse alla marchesa dè Monti che sarebbe guarita da una grave malattia se avesse accettato tutto per volontà di Dio. La marchesa accettò e guarì. Sempre a Castellaneta fra Silvestro, venuto a sapere di una relazione extraconiugale del governatore lo richiamò e lo invitò a smettere altrimenti sarebbe stato ucciso. Il governatore se la rise di gusto, ma un mese dopo fu ucciso con un colpo di pistola da Giovan Matteo Monaco di Montalbano. I contemporanei raccontano che fra Silvestro ebbe anche il dono della bilocazione, che sapeva ammansire gli animali e che riusciva a domare le forze della natura. Non mancarono nella vita di questo frate le visioni della Vergine. Difatti, di quella avuta il 16 luglio 1621, due giorni prima di morire, i suoi confratelli frescanti vollero lasciare un perenne ricordo proprio nella sua cella (ora scomparsa perchè del convento restano solo rovine), che nel 1703 fu trasformata in cappella per volontà di p. Bonaventura da Lama.

Gianserio Strafella

Periodo: XVI sec.
Al copertinese Gianserio Strafella spetta il merito di aver introdotto nel Salento e in Puglia le novità della seconda generazione manierista. Le sue date di nascita e di morte sono piuttosto incerte. Tuttavia, dall'analisi di alcuni rogiti notarili, possiamo stabilire al 1520 quella di nascita e al 1573 quella di morte. Nato da Pietro e da Maria Mollone, Gianserio fu secondo di cinque fratelli: Matteo, Francesco, Giacomo e Federico. Nel 1569 sposò Giovanna Pappo dalla quale ebbe quattro figlie: Preziosa, Laudonia, Ifigenia e Vittoria. La formazione pittorica dello Strafella avvenne intorno agli anni quaranta del '500, ossia nel momento in cui si registrava un accentuarsi della voga michelangiolesca e prima che si facesse strada la crisi mistica e tetra che preparava alla Controriforma. Secondo gli storici dell'arte, la prima fase della pittura dello Strafella appare contaminata dai contatti romani con Pietro Negroni e Taddeo Zuccari e solo più tardi subì il fascino delle botteghe napoletane di Andrea Sabatini e Pedro Roviale, manieristi dai quali il Nostro assumerà egregiamente alcuni segmenti cromatici e stilistici che gli consentiranno di farsi apprezzare anche a Napoli dove eseguì gli affreschi della cappella Di Somma, nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara. Pittore tra i più documentati del '500 lo Strafella lasciò in Terra d'Otranto numerosi dipinti dei quali, purtroppo, non ci è giunto che un esiguo numero. A Copertino, nella Matrice, si custodiscono quattro raffinate tele raffiguranti S. Pietro, S. Paolo, S. Gregorio Magno e S. Gerolamo, scomparti che facevano parte di un polittico eseguito nel 1554 e del quale la tela centrale è andata perduta. Nella medesima chiesa si conserva pure un "Coept flere" e la prestigiosa "Deposizione": una tempera su tavola eseguita nel 1570. Nel castello, e precisamente nella cappella di S. Marco, su commissione degli Squarciafico dipinse la volta riproducendo delicatissime scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre sulle pareti verticali, in appositi riquadri eseguì le figure di S. Caterina, S. Sebastiano e S. Giacomo da Compostela. A Lecce, in Santa Croce, vi è la "Trinità": dipinto su tavola anteriormente al 1548. Nella chiesa di S. Francesco di Paola, invece, è custodita la tela del 1564 raffigurante "La Vergine col bambino e i santi Michele e Caterina d'Alessandria". Recentemente, in seguito ai restauri, nell'intradosso di una nicchia di palazzo Adorno, sono venuti alle luce altre scene religiose dalle piccole dimensioni, attribuibili al manierista copertinese. Presso la cappella del vecchio ospedale "Vito Fazzi" si trova custodita un'altra grande tavola attribuita allo Strafella e raffigurante "L'assunzione della Vergine", attualmente in fase di restauro presso i laboratori del Museo Provinciale. A Nardò, nella chiesa del Carmine, si può ammirare una pregevole "Pietà" eseguita dopo il 1562. A Castro, nella chiesa Parrocchiale, esiste un'altra "Pietà". Le notevoli dimensioni di questo dipinto su tela appaiono inversamente proporzionali al contenuto artistico, sicchè è opinabile che l'opera possa essere del periodo giovanile. A Gallipoli, nell'episcopio, si conserva un'altra opera del suo periodo giovanile. Si tratta della "Madonna in Gloria", opera che fino al 1959 era collocata nell'antica chiesetta di S. Maria di Costantinopoli.

Giovanni Donato Chiarello

Periodo: XVII sec.
Scultore, nato a Copertino; di lui si hanno notizie a partire dal 1620 al 1660. Interessante figura di scultore attivo in tutto il Salento fece uso di un linguaggio che è palesemente in antagonismo con quello dei "mastri" leccesi dei quali con spregiudicatezza ne assimilò elementi decorativi che inserì in un discorso di estrema elaborazione formale, spesso al limite del grottesco e del favoloso, utilizzando la pietra leccese al limite delle sue possibilità tecniche. La sua prima opera potrebbe essere l'altare della cappella di S. Maria dell'Alto nel distretto neritino. In quest'opera lo scultore adotta lo schema tipologico a transenna sicchè, scompare l'altare isolato per far posto ad una complessa "macchina" in cui i singoli elementi si compongono in un insieme unitariamente strutturato. La prima opera firmata dal Chiarello è lo scenografico altare maggiore dell'Annunziata a Squinzano (1629). Qualche anno dopo, nella Collegiata di Copertino, scolpì in forme più contenute l'altare di S. Maria della Neve che ai contemporanei apparve "bellissimo...posto in oro et azulo fino"; fu infatti uno dei pochi artefici a colorare i propri lavori. Nel 1633 è impegnato a Copertino nella residenza della famiglia Ruberti e in quell'occasione è chiamato "magister statuarius". Alla fine degli anni trenta scolpì l'altare della Vergine nel convento della Favana a Veglie (secondo a dx). Tra il 1645 e il 1648 fu a Maglie dove per la chiesa di S. Maria delle Grazie scolpì l'altare maggiore (1645) e il portale (1648). Sempre nel 1648 scolpì l'altare del Presepe nella Parrocchiale di Melendugno. Nel 1650 lo ritroviamo a Cursi presso il Santuario della Vergine dell'Abbondanza dove realizzò il sontuoso altare maggiore e la porta con la statua lapidea della Madonna dell'Abbondanza. Due anni dopo firmò l'altare maggiore della chiesa delle Grazie a Castrignano; suo è in quella chiesa il portale sormontato da un curioso baldacchino con il finestrone le cui paraste terminano in basso con due ghignanti mascheroni. Nel 1656 a Casarano realizzò l'altare della Madonna della Campana e nella chiesa Matrice l'altare del Purgatorio (1660). G.D. Chiarello fu attivo nell'edilizia copertinese. A lui si può agevolmente assegnare il portale di casa Prence; suo è anche il portale di via Gianserio Strafella al civico 9 dove le ali dei cavalli alati dei capitelli si trasformano in visi mostruosi. G.D. Chiarello lavorò nella Parrocchiale di Cavallino, a Carpignano e a Lizzanello presso l'altare di S. Antonio nella Parrocchiale.

I Verdesca

Periodo: XVIII-XIX sec.
Furono una famiglia di capomastri. Angelantonio, Francesco e Ignazio furono figli di Benedetto e Maria Ruberto. Nel '700 i Verdesca realizzarono diverse dimore civili a Copertino e nei centri limitrofi. Angelantonio (1740 circa - 1806) è documentato come "capo mastro muratore" a partire dal 1778. Il 1781 partecipa alla ricostruzione della Matrice di Giuggianello per la quale, richiesto dall'arcivescovo di Otranto, fece il "disegno del prospetto...anche la pianta e lo spaccato della medesima". In qualità di capomastro muratore dal 1796 risulta responsabile della "riattazione della matrice di Taurisano", generalmente attribuita ad altre maestranze. Ignazio Verdesca operò nel 1766 a Nardò dove con Angelo Preite costruì per i Personè la cappella rurale nel fondo denominato "Scrasceta". Il suo testamento risulta essere stato fatto a Nardò nel 1794, poco prima di morire.

Isabella Chiaromonte

Periodo: XV sec.
Nacque nel 1424. Con qualche forzatura potremmo immaginare che vide la luce nel castello di Copertino. Il 30 maggio 1445, all'età di 21 anni, sposò Ferrante D'Aragona quando era ancora Duca di Calabria. Alle nozze fu presente Alfonso il Magnanimo e il celebre umanista fiorentino Giannuzzo Manetti che recitò una dotta orazione. Alla morte di Alfonso, subentrò il figlio Ferrante e fu così che Isabella divenne regina di Napoli. Secondo una descrizione di Giovanni Sabatino delli Arienti, Isabella "era formosissima...alta de corpo, cum grata macilentia, colorita bianchezza; li suoi occhi tendevano un poco sul bianco; li capilli furono biondi et lunghissimi...mai fu veduta in donna mani più bianche, né dita più lunghe e ben proporzionate, che a lei. Il suo aspetto era regale in modo che qualunque incognito l'avesse veduta in compagnia di altre donne...solo per la maestà de lo aspetto che era in lei, senza dubbio l'havrebbe indicata regina, fu eloquente. Hebbe dolce sonorità di voce come ben organizzata; fu humanissima et affabile, honestissima in opere et in parole, senza mormoratione de alcuna vanità" Isabella e Ferrante ebbero diversi figli: il re di Napoli Alfonso II e Federico II; Giovanni, fu arcivescovo di Strigonia e poi cardinale; Francesco, fu duca di Montesantangelo; Beatrice che fu, in successione, moglie dei due re di Ungheria: Mattia Corvino e Ladislao II; Eleonora, moglie di Massimiliano Sforza duca di Bari e poi di Ercole D'Este duca di Ferrara. Isabella dimorò molti anni a Lecce. Si spense a Napoli il 30 marzo 1465 e fu sepolta in S. Pietro Martire.

Maria D'Enghien

Periodo: XV secolo
Attraversò la prima metà del XV secolo. Infatti nacque nel 1367 e morì nel 1446. I cronisti la descrivono bella, intrepida e avventurosa; fu contessa di Lecce, principessa di Taranto e regina di Napoli. Fu adorata dai figli, amata dal marito, corteggiata dai re Ladislao e osannata dai suoi sudditi. Maria D'Enghien nacque da Giovanni D'Enghien e Sancia Del Balzo. Divenne contessa di Lecce a soli 17 anni nel 1384. Nel 1384 andò in sposa a Raimondo Orsini Del Balzo. Secondo alcuni storici ella visse tra il castello di Lecce e quello di Copertino quando Raimondo andò ad offrire i suoi servigi al re di Napoli contro le truppe del papato, gli Angioini e i Durazzeschi. Con il marito in guerra a lei non rimaneva che occuparsi dei figli Maria, Caterina, Giovanni Antonio e Gabriele. Nel 1406 Raimondello la lasciò vedova e col peso di difendere le sue terre dalla insidie di re Ladislao che nel frattempo marciava verso la Puglia. Dopo un lungo assedio Maria cedette alle lunsinghe di Ladislao il quale riuscì ad impalmarla nel 1407. Un matrimonio che a 40 anni vedeva Maria regina di Napoli. Ma questa unione fu solo un fatto politico: i rapporti tra i due non erano affatto sereni. Secondo alcuni cronisti dell'epoca Ladislao cornificava continuamente Maria. Sicchè fu regina solo di nome, non governò e visse il periodo napoletano nella più profondo oblio. Alla morte di Ladislao il regno passò alla sorella Giovanna II, donna di facili costumi e di notevole crudeltà fino ad imprigionare la cognata. Liberata da Giacomo della Marca, Maria tornò nella sua Lecce e cedette al figlio Giovanni Antonio il Principato di Taranto. Paga della grandezza del figlio Maria D'Enghien trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lecce dove morì il 9 maggio 1446.

Tristano Chiaromonte

Periodo: XV sec.
Su Tristano Chiaromonte sono tutt'ora scarse le fonti documentarie. Fu marito di Caterina Orsini del Balzo, figlia di Raimondello e Maria D'Enghien. Divenne, quindi, conte di Copertino dopo che Caterina portò in dote la contea. Di lui i copertinesi hanno voluto tramandare il ricordo in un monumento funebre nella chiesa Matrice, dopo che quello originale, voluto dalla figlia Sancia, molto più sontuoso, era stato distrutto per lasciare posto alla costruzione dell'abside nella chiesa medesima. Le cronache settecentesche raccontano che fu particolarmente magnanimno con i copertinesi. Molti dubbi, tuttavia, introduce la scoperta del suo testamento dal quale, sommariamente, affiorano le seguenti novità. Il 30 settembre 1429 Tristano convoca nel castello di Copertino il notaio neritino Giovanni de Rotigio e vari testimoni alcuni dei quali francesi, e con l'assistenza di un celebre giurista, Francesco Ammirato da Lecce, detta il suo testamento. Egli è in buona salute, ma vuol testare perchè vuole dirigersi ad partes Francia dove ha diversi beni feudali e vivono ancora sua madre Elisabetta e alcune sorelle sposate. All'epoca Tristano ha sei figlie femmine e un solo maschio, Raimondo che è ancora in età pupillare. Caterina, sua moglie, è di nuovo incinta. Nel 1429, quindi, Tristano invece di dividere il patrimonio tra i figli, nomina erede universale il figlio Raimondo e dota riccamente le figlie femmine, non trascurando la eventualità che il nascituto (la moglie è incinta) sia maschio. Prevedendo, poi, che Raimondo morisse improle, sostituisce a lui la figlia Sancia, che è già moglie di Francesco Del Balzo duca di Andria; e Sancia sostituisce la figlia secondogenita, Margherita, nel caso che Sancia morisse a sua volta improle, e così via. Tristano fu profeta, Sappiamo, dall'attendibile Antonello Coniger, che il 2 marzo 1443 morì "Raimondello de Cleromonte, filliolo de lo Conte Tristano...alo quale successe Sancia, sua sorella, duchessa di Andria". Margherita sposò Antonio Ventimiglia, marchese di Gerace, conte di Bitonto e Catanzaro, signore d'Isola e Grande Ammiraglio del Regno. L'altra figlia, Antonia, fu sposa di Tommaso Paleologo, despota di Morea, fratello di Costantino Imperatore di Costantinopoli e presunto erede di quel trono.

 

Ultimo aggiornamento: 20/11/2024, 10:48

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