Descrizione
La Chiesa
La Collegiata è una tra le chiese della Diocesi di Nardò più ricche di storia. Essa rappresenta lo scrigno della storia religiosa e civile di Copertino.
La costruzione fu iniziata da Goffredo il Normanno nel 1088 e terminata nel 1235 da Manfredi di Svevia il quale la dotò di numerosi privilegi elevandola a Basilica con il titolo di Vergine delle Nevi. Dedicazione che sostituì quella originale dell’Assunta. Nel ‘400, Tristano Chiaromonte, confermò gli antichi privilegi svevi e la dotò di alcune prerogative che consentirono al Capitolo collegiale di contrapporsi al potere episcopale della Diocesi di Nardò dalla quale dipendeva.
La struttura che oggi si vede è la sintesi di diversi rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli. Tra i più importanti risulta il pentagonale vano absidale realizzato nel 1576 dal clan del mastro neritino Francesco Maria Tarantino. Di notevole eccezionalità linguistica tutta neretina è la cinquecentesca torre campanaria addossata al presbiterio e terminata nel 1597 dallo stesso Tarantino. La redazione cinquecentesca della chiesa fu affidata l’8 febbraio 1569 al clan di marco Antonio Renzo di Lecce.
A partire dal 1707, per volontà del vescovo Antonio Sanfelice, le pareti interne della chiesa subirono il fascino tardivo del barocco leccese. Al posto degli altari cinquecenteschi ne furono costruiti altri le cui decorazioni venivano attinte dai diffusi indirizzi barocchi. Ciò causò l’occlusione delle colonne romaniche interamente affrescate e i relativi capitelli i quali furono inglobati in poderosi pilastri. La volta a capriate scomparve, occlusa da un tetto decorato a stucco; il tutto ad opera di valenti stuccatori provenienti dall’area barese.
Sul finire del XVIII secolo, per volontà testamentaria di Vito Nicola Saggese, verranno realizzati ad intaglio gli attuali stalli del coro firmati da Raffaele Monteanni.
La chiesa Matrice vanta un archivio storico plurisecolare ed è particolarmente dotata di opere d’arte. Vi si possono ammirare la cinquecentesca "Deposizione" dello Strafella ed altre tele dello stesso artista. Una grande tela raffigurante la "Regina Martirum" di fra Angelo da Copertino, un bellissimo altare barocco del ‘600 realizzato da Antonio Donato Chiarello che contiene il pregevole affresco quattrocentesco raffigurante la Vergine delle Nevi. Numerosi dipinti del ‘700 tra cui quello del Guasais, del Lillo e di altri artisti di scuola napoletana.
La Torre Campanaria.
Il primo documento che attesta la costruzione di questa torre risale al 1588. In quell’anno l’Universitas delibera di affidare l’incarico ai magnifici Giovan Francesco Morelli, Virgilio Della Porta e Giulio Ruggiero di seguire tutte le fasi relative alla costruzione. Il 30 ottobre seguente, nella sagrestia della chiesa, si svolse la gara d’appalto tra due ditte: la prima rappresentata da G. M. Tarantino, Allegrazio Bruno, Tommaso Rizzo, Angelo Spalletta e Giovan Francesco Dello Verde; la seconda ditta era rappresentata da Pompeo Pugliese e Giacomo D’Amato. Dopo una serie di ribassi l’appalto viene assegnato al Tarantino
Alta 35 metri, la torre ha base quadrata ed è suddivisa in due ordini: il primo caratterizzato dalla semplicità volumetrica, il secondo da una forte incidenza scultorea. E’ costituita da poderosi setti murari interamente realizzata con conci in calcarenite. L’edificio è definito all’interno da tre camere. Al primo livello con pianta a croce, con copertura archivoltata, si accede dal transetto della chiesa. Da qui si imposta un sistema di scale che mettono in comunicazione i tre ambienti. Il primo tratto è costituito da due rampe: una allogata nella parete sud della torre l’altra in un setto dell’abside. Dalla seconda camera si passa alla terza e da questa alla copertura summitale che risulta accessibile attraverso un varco nella volta a mezzo di una scala di ferro di recente realizzazione.
Sulle facciate sono disposte in maniera simmetrica quattro colonne i cui fusti sono per metà incassati e poggianti su piedistalli cerchiati all’altezza della rastremazione. Esse impostano, con capitelli antropomorfi in pietra leccese, un architrave con fregi a motivi floreali e simbolici che culminano con un composito cornicione di coronamento. Le superfici residue tra le due colonne sono trattate con elementi di figurazione a rilievo: gli augustales sono supportati da mensole e contrappuntati da due nicchie. Le colonne binate si connotano all’interno dell’impaginato architettonico di una forte autonomia, con effetto di sfondamento sul piano visivo.