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Palazzi Pappi, Ventura, Prence e Capozza

Categoria Palazzi

Lungo l'asse viario che divide idealmente in due settori il centro storico della cittadina, nel XVI secolo sorsero i palazzi di importanti famiglie dei quali, oggi non resta che qualche eloquente portale.

Palazzo Pappi

Particolare attenzione merita quello della famiglia Pappi, facoltosa presenza locale sin XVI secolo. Tracce del loro rinomato patrimonio si ricavano dal catasto Onciario di Copertino del 1745 dove, appunto, risultano i copertinesi più facoltosi essendo gli unici tassati per oltre 500 once. La loro presenza di estinse sul finire del ‘700 con Francescantonio. Eressero la loro cappella nella chiesa dei padri Domenicani, presso quello che oggi è il fonte battesimale nella chiesa omonima. Dimorarono in un grande palazzo al centro del paese. Quanto resta dell’avito edificio è il portale che si può ammirare in un vico lungo l’attuale via M. di Savoia. Il portale è un edificio di modeste dimensioni ma dai raffinati partiti decorativi; è diviso dallo spazio della corte da una quinta che è un vero e proprio fondale trasparente costituito da un portale catalano durazzesco affiancato da due grate lapidee splendidamente traforate. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un risultato architettonico in linea con i coevi esemplari metropolitani.

Palazzo Ventura

Altra dimora di cui restano le tracce è quella della famiglia Ventura. La loro presenza a Copertino risale al XV secolo con Raguzio de Ventura, proveniente dall’area salernitana, il quale sposò la copertinese Raimondina Camerario. Furono da sempre attivi in ambito economico al punto che soprattutto del XVI secolo risulteranno tra le figure più eminenti nella civica amministrazione della quale ne assumeranno la gestione finanziaria. Particolarmente vocati nell’amministrazione del denaro i Ventura costituiranno a Copertino il primo istituto di credito in epoca contemporanea. Ciò che resta della loro dimora è il pregevole portale barocco interamente ripreso a stucco nel corso della prima metà del ‘700. Il destino del palazzo sembrò segnato alla fine dell’800 quando, cioè, imparentandosi con la famiglia Cosma, acquisiranno nell’attuale Piazza del Popolo la dimora di quest’ultimi. Il vecchio palazzo, adibito a dimora dei loro coloni, andò lentamente in rovina. Finalmente, intorno al 1950 i Venturi lo cedettero alla parrocchia S. Maria ad Nives che ne fece un centro educativo. La cessione comportò inevitabili manomissioni, rifacimenti e ampliamenti che ne occultarono il cinquecentesco profilo architettonico.

Palazzo Prence

Altro straordinario esempio di decorazione civile è il portale della famiglia Prence in via Ruggeri. Quella dei Prence fu una famiglia che si impose sul proscenio locale con una dinastia di ecclesiastici. Dell’edificio si conservano ancora pallide tracce sei-settecentesche, alcuni lembi di affreschi al suo interno e il magnifico portale. Attribuito al Chiarello quest’ultimo rappresenta uno straordinario pezzo architettonico nel quale spicca con energia la fantasia un pò allucinata dell'esecutore, sempre sbilanciata in direzione di una resa antinaturalistica della figurazione, dove trova spazio il demoniaco e il sovrannaturale proprio come nelle visioni mistiche dei suoi santi compatrioti. Il portale è sormontato da S. Michele che uccide il drago e da due altrettanto significativi rilievi che inquadrano le due aperture della piccola corte del medesimo palazzo.

Palazzo Diez - Capozza - D'Ambrosio

Al Borgo non può passare inosservato il portale di palazzo Diez-Capozza-D'Ambrosio . All’origine, nel ‘500, fu il castellano spagnolo Diez a realizzare la prima struttura del palazzo, come lo attestano documenti notarili ed elementi di architettura rinascimentale ancora leggibili sul prospetto della cappella dipendente del palazzo e intitolata a S. Maria del Popolo. Per trasmissione ereditaria l’edificio fu poi dei Capozza e nel Settecento dei D’ambrosio. Il palazzo sorse nel punto più nevralgico del paese e segnò la prima dimora che consentì lo sviluppo urbanistico del cosiddetto "Borgo": un tratto di strada rettilineo sorto sul finire del ‘500, che mise in comunicazione il centro antico con il convento dei Domenicani. Passato ai D’Ambrosio, il palazzo fu oggetto di interessanti decorazioni esterne che culmineranno in una serie di iscrizioni sugli architravi. Con il matrimonio tra Francesca D’ambrosio e Antonio Moschettini il palazzo assunse la denominazione di quest’ultimo la cui erede, Palmira Perrotta, ne fece un polo per il recupero di ragazze orfane e un asilo infantile presso il quale, a partire dal 1931, si formarono intere generazioni di copertinesi. La dimora risulta oggi articolata e complessa dal punto di vista architettonico, soprattutto a causa dei continui ampliamenti dettati dalle esigenze tipiche di un istituto con scopi esclusivamente pii.

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